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 La natura nella canzone napoletana

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Salvatore Caiazzo
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MessaggioTitolo: La natura nella canzone napoletana   Sab Apr 17, 2010 10:46 pm

Dunque dunque, come iniziare questo discorso?
Semplice, partiamo dai fondamentali.
Io sono napoletano, sono cresciuto a sfogliatelle, pizza, pastiere, e canzoni napoletane.
Ho sempre amato la natura, ergo..... perchè non mettere insieme le passioni e creare un post che coniughi le due cose? (Lasciando fuori, per il momento, le sfogliatelle et similia Tongue ).
La canzone a cui mi riferisco è quella che spazia tra il 1400 e gli inizi del 1960. Dopo la musica cambia, e sento che non mi appartiene più (tranne qualche raro caso, come i Bennato e Pino Daniele).
Nessun timore per l'incomprensibilità dei testi, cercherò di evitarli, traducendo direttamente lo spirito e la poesia in un comprensibile italiano.
Inizierei questo lunghissimo viaggio, con la canzone più famosa al mondo:
'O sole mio.
Il riferimento alla stella che ci dà vita è palese, si tratta, ovviamente, come per quasi tutte le canzoni napoletane, di una dichiarazione d'amore per la propria bella, paragonata addirittura la sole.

"Che bella cosa una giornata di sole, l'aria serena dopo una tempesta, per l'aria fresca sembra già una festa....
Ma un altro sole, ancora più bello, il mio sole, sta in fronte a te!...
Luccicano i vetri della tua finestra, una lavandaia canta, vantandosene, e intanto che torce, spande e canta, luccicano i vetri della tua finestra...
Quando fa notte ed il sole cala, mi viene quasi una malinconia, sotto la tua finestra resterei...
Ma un altro sole, ancora più bello....."

Questo il succo della canzone, paragonare la propria amata ad una giornata di sole dopo la tempesta, quindi a qualcosa di desiderato, ma nel contempo di semplice, naturale, quasi ovvio, eppure proprio per questo tanto anelato.
Anche il riferimento alla lavandaia con il suo lavoro pesante eppure svolto cantando, vuole indicare che la bellezza di una giornata di sole rende tutto più leggero.
Ed infine, il sole che cala, l'amata che si allontana, o si ritira in casa, e la lieve malinconia che pervade il cantore "quase 'na malincunia..." quel termine "quase" come a dire che non è proprio tristezza, non è proprio malinconia, ma le somiglia molto.

Testi di Giovanni Capurro, musica di Edoardo Di Capua, 1898.

Elvis Presley vendette milioni di copie della sua versione in inglese, e sembra che addirittura nel 1920 alle Olimpiadi di Anversa, durante la premiazione di un atleta italiano, venisse suonata al posto della marcia reale, avendo perso la banda lo spartito. Quella canzone invece, nata trent'anni prima, era già famosa in tutto il mondo, nella sua estrema semplicità delle parole e della musica, qualcosa ne aveva fatto un inno conosciuto in tutte le lingue.
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Marco
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Sab Apr 17, 2010 11:23 pm

Interessante! In effetti è veramente la canzone più famosa al mondo, o se non lo è poco ci manca.

Ci sta una suonatina appena ci vediamo!
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Elisabetta
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Dom Apr 18, 2010 7:33 am

Sarà la canzone più famosa al mondo....ma dopo la tua "parafrasi" è ancor più bella sunny !

Salvatore ha scritto:
[...] paragonare la propria amata ad una giornata di sole dopo la tempesta, quindi a qualcosa di desiderato, ma nel contempo di semplice, naturale, quasi ovvio, eppure proprio per questo tanto anelato[...].
... Happy !!!

Comunque questo post è proprio bello Clap ! Ciò non toglie che parlare di musica e Natura davanti alle sfogliatelle, pizza e co......non sarebbe proprio male Rolling Eyes

un abbraccio sunny Betty
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Salvatore Caiazzo
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Dom Apr 18, 2010 9:32 am

E si, non a caso Carmen ha imparato ad apprezzare le canzoni di Murolo, Bruni, e tanti altri, proprio quando ha visto i luoghi dove sono state ispirate, e conosciuto la sensibilità di tante persone, che a Napoli ancora vivono, ma ahimè sono nascoste in una popolazione che oggi si fa notare per ben altro. Questo post sarà anche l'occasione per ridipingere l'immagine del napoletano di fine ottocento-inizio novecento, quella splendida fucina di intellettuali ed artisti che ne giro di pochi anni portò la canzone napoletana ai massimi vertici della sua notorietà.

Si Marco, senza dubbio dobbiamo riprendere le nostre "sedute" di musica, sarà un impegno dell'immediato futuro!! Dance
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Marco
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Dom Apr 18, 2010 11:57 am

Ma come mai poi a Napoli le cose sono precipitate in questo modo? Intendo dire.. dopo l'unificazione e la cacciata dei Borboni tutto sarebbe dovuto andare meglio, nonostante lo pseudo-colonialismo delle industrie del nord su quelle del sud...
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Salvatore Caiazzo
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Dom Apr 18, 2010 9:18 pm

Qui, caro Marco, la faccenda si fa complessa.
Non sempre accade come per il brodo, dove più metti più trovi e più viene saporito, i tanti colonialismi e dominazioni subiti nel corso dei secoli, hanno portato ognuno, comunque, nonostante tante sofferenze e persecuzioni, qualche arricchimento al carattere della gente dominata, fosse essa del sud che di altre parti d'Italia, in pratica è come se si fosse riuscito ad "assorbire" qualcosa da ognuno dei popoli dominanti per arricchire quel famoso "brodo" di cui sopra.
Anche l'intervento sabaudo, a suo modo, benchè nato con tanti punti oscuri e collusioni più o meno evidenti con i locali poteri "forti" (leggi mafia e camorra), aveva portato qualcosa.
Ciò che a mio avviso ha fatto crollare, e continua a far crollare ciò che di più bello ed esclusivo aveva il popolo napoletano, è stata la disillusione che la felicità potesse provenire da una vita semplice, senza troppe pretese, quasi un affidamento al fato, alla ricerca di quel benessere interiore che veniva saziato da un buon piatto di pasta, un sole abbagliante, un mare pescoso, una canzone da cantare, qualche sospiro per la persona amata.
Pochi ingredienti, pochissimi, ma che facevano di questo popolo, come un pò di tutti i popoli poveri, un gran produttore di F.I.L. (felicità interna lorda), per usare un termine moderno.
Poi, quando si è cominciato a badare all'avere, più che all'essere o al sentirsi, ecco che tutto è diventato succube del dio danaro, e man mano si è persa felicità spensieratezza, capacità di godersi una bella giornata, il canto di un merlo, lo scorrere di un fiume, lo sciabordio dell'acqua su uno scafo.....
la mia è una visione un pò aulica di quei tempi, ma vi assicuro che rileggendo le poesie di quel periodo, i testi delle canzoni, delle commedie, la prosa dei vari Di Giacomo, Bovio, Viviani, le loro lettere, la passione che mettevano nel loro lavoro ma anche nei loro rapporti quotidiani, il raccontare un popolo che comunque riusciva a ridere e cantare anche sotto il peso del carretto, sotto lo sforzo quotidiano del difficile vivere e sopravvivere, e che trovava sempre un buon motivo per fare festa ed, intimamente, di essere "buono".
Ecco, si è persa la bontà, si è persa la voglia di ridere, e comprendo che la si perda quando non esistono prospettive per il futuro, quando vedi che va avanti solo chi è furbo e chi è scaltro, e la persona onesta è definita "fesso", ed allora lo sconforto ti prende, e l'unico modo per restare onesto diventa scappar via dalla propria città, dalla propria realtà, dal proprio motivo di esistenza stessa, per finire spesso col diventare una persona che, nonostante i livelli professionali raggiunti, nonostante la vita "comoda" che si è riusciti a costruire, avrà sempre, nel profondo del cuore, un vago sentore di irrequietezza, una vaga speranza di tornare alle origini, ai luoghi natii, e spesso questo senso si riesce a placare....... indovinate un pò.....ascoltando una canzone.
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Lun Apr 19, 2010 5:11 pm

Ti capisco, almeno in parte. Vivo la campagna in questo modo, anche se per fortuna non mi sono mai allontanato dal luogo in cui sono nato; solo che poi diventando grande ho scoperto l'ignoranza e la cattiveria che spesso e volentieri si trovano nei contadini (o in chi fa finta di esserlo, soprattutto); e questi difetti enormi sono andati ad offuscare invece i pregi, unica cosa che da piccolo notavo.

Essere contadino non significa essere ignorante, significa avere un legame stretto con la propria terra sia perchè materialmente è la tua fonte di sostentamento sia perchè emotivamente è la base della tua vita. Sono i principi che ho anche io, essendo attaccatissimo alla zona intorno a Casalecchio. E molti dei contadini di oggi hanno ben poco a che spartire colla definizione di contadino che ho appena dato.
Ogni tanto il nonno si mette a cantare le canzonette che da giovane cantava nei campi; mi sembra di rivivere quei tempi! E infatti le sto registrando su cassetta, appena gliene torna in mente una la registro subito. Sono ricordi imperdibili!
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Salvatore Caiazzo
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Lun Apr 19, 2010 9:23 pm

Caspita! Ottima idea Marco!
Ho fatto lo stesso con mia madre, che ricordava tutte le "voci" che davano i venditori ambulanti, ed anche qualche canzone (tutt'ora, a quasi 90 anni, se solo ha un filo di voce, intona qualcosina, la ricordo qualche anno fa, dopo la frattura di femore, intonare a squarciagola "All'alba, vinceròòòò", per poi passare dopo qualche giorno ad un Zucchero del tipo "Impareremo, a camminare...." ). Una fibra eccezionale! Dance
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Salvatore Caiazzo
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Mer Ago 04, 2010 9:22 am

E giusto per continuare sull'onda dell'ottimismo di mia madre, dirò che appena uscita da dieci giorni di ospedale, sulla sedia a rotelle, l'altro giorno cantava: "O come è bello andar, sulla carrozzella!!! Sulla carrozzella sotto al braccio alla mia bella!!! E a chi la guardava interdetto diceva: non vi preoccupate, non sono impazzita, sono soltanto un tipo allegro!!
E durante i suoi giorni in ospedale si formava una piccola folla in camera ad assistere alle sue performance musicali, citando Ranieri e Latilla.
Ecco lo spirito di una napoletana doc che nonostante gli acciacchi e le difficoltà, tira fuori la grinta e riesce a superare anche le situazioni più critiche con la forza del buonumore, e dell'autoironia! Clap
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MessaggioTitolo: Re: La natura nella canzone napoletana   Gio Lug 31, 2014 9:24 pm

Caspita!
Sono passati quasi quattro anni da quando iniziai questo argomento, e mi rendo conto che non sono andato al di là di una sola canzone, tra divagazioni varie.
Intanto però il progetto nella mia testa è andato avanti e il 10 settembre prossimo sarà concretizzato in una serata al Parco di Monteveglio che si intitolerà proprio così: La natura nella canzone classica napoletana.
Sarà l'occasione per riprendere questo filo interrotto e riversare aneddoti, storie, curiosità attraverso secoli di bel canto e poesia.
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